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mercoledì 9 maggio 2012

ANCHE LA PALOMBELLI CONTRO GRILLO...


9 maggio 2012

Che strana sensazione. Come un già vissuto, un già visto. Tutto nuovo, o tutto vecchio? Nel mio cuore di cronista politica trentennale il lunedì nero della politica nazionale ha suscitato immense nostalgie. I nomi dei vincitori, Leoluca Orlando e Beppe Grillo, mi hanno riportato indietro… a un politico strano che ho seguito per diversi anni da molto vicino. Si chiama Ciriaco De Mita, prese la guida della Dc nel 1982, oggi i trentenni non lo conoscono, non sanno chi sia. Nato a Nusco nel 1928, figlio di un sarto molto saggio, era molto stimato dai miei direttori. Venivo regolarmente spedita in giro per l’Italia con lui, seguivo le campagne elettorali, rischiammo un paio di volte di precipitare da piccoli aerei (uno dei piloti di Calisto Tanzi, Raoul, ci salvò da un fulmine che incendiò il velivolo), si facevano anche dieci tappe in un solo giorno. De Mita aveva piena fiducia in Biagio Agnes, aveva affidato a lui la Rai e a Baudo l’intrattenimento. Beppe Grillo era ospite fisso in prima serata a RaiUno: quel genio di Baudo lo stuzzicava e lui partiva a palla contro Bettino Craxi, l’avversario della Dc. Ma torniamo al segretario democristiano. La sua intelligenza era mal rappresentata da un dialetto irpino che faceva storcere il naso all’avvocato Agnelli, eppure oggi andrebbe rivalutata. Quell’antico leader – oggi credo impegnato nell’Udc, non ha mai mollato la sua passione – mi portò nella Sicilia della primavera di Palermo e mi presentò (erano i primi anni Ottanta) un giovane rampante, tale Orlando Cascio. Guidava un gruppo di palermitani eccellenti – geniali e anche un filo libertini, per fortuna non c’erano solo i craxiani a fare notte – tutti cattolici, tutti democristiani, tutti innamorati della vita pubblica, delle loro piazze straordinarie. La piccola rivoluzione culturale siciliana diventò il fiore all’occhiello di Ciriaco.
La memoria è una condanna, dice qualcuno. Eppure, in un paese dove le rivoluzioni non si possono fare perché siamo tutti parenti di tutti, ricordare che Orlando e Grillo sono stati lanciati da De Mita un trentennio fa, mi sembra un dovere. Una necessità, anche per capire come mai sopportammo tanto a lungo il cosiddetto regime della Prima Repubblica. Forse perché era un sistema tutto sommato aperto, permeabile, non chiuso come l’attuale. Da Aldo Moro ai demitiani, la sinistra dc ebbe il merito di capire, accogliere, cooptare, plasmare un intero paese. In televisione e nelle città (fra i giovani rampanti che ronzavano attorno al leader di Nusco c’era anche quel Roberto Formigoni ancora in sella…), nei palazzi e nei giornali, la Prima Repubblica cercava di convincerti delle sue buone ragioni. E’ stato il bipolarismo, con le sue degenerazioni, a inventare scontri che mal si addicono al carattere nazionale. E’ stata l’antipolitica di Cuccia e dei suoi eredi editori di giornali – avida di concessioni sanitarie, energetiche, ferroviarie e telefoniche – a distruggere quella coesione che oggi sembra impossibile resuscitare. I ragazzi di Grillo sono dunque linfa nuova per i vecchi partiti e la consumata classe dirigente. Se faranno i conti bene nei loro comuni e in Parlamento – ricordano un po’ i Radicali, al loro arrivo nel Palazzo – daranno un contributo fondamentale per rigenerare la politica. Però che i leader di oggi siano nuovi, questo raccontatelo su Marte. E riconoscete una royalty al buon Ciriaco, un ottantenne che i talenti sapeva valorizzarli.

© - FOGLIO QUOTIDIANO
di Barbara Palombelli


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